Anche dopo il riordino, un ruolo chiave cadrà, ancora una volta, in capo alla Magistratura

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Anche dopo il riordino, un ruolo chiave cadrà, ancora una volta, in capo alla Magistratura

Chi pensava che la “questione territoriale” venisse risolta con la sigla dell’accordo sul riordino dei giochi come la roulette, si metta il cuore in pace: saranno ancora i vari Tar che si faranno carico di interpretare ciò che uscirà da questo benedetto accordo! Quindi, è assolutamente comprensibile che nella filiera vi sia una certa preoccupazione. Se si tiene in considerazione la formulazione dell’emendamento proposto dalle Regioni ed esposto nella definizione “Le disposizioni specifiche in materia continueranno comunque ad esplicare la loro efficacia”, ma solo “se prevedono una tutela maggiore” significa che quelle misure adottate dagli Enti che non verranno riconosciute come idonee (o sino ad ora non sono state ritenute tali) a garantire una “maggior tutela”, rispetto ai criteri fissati dal Governo Centrale, non potranno essere applicate.

E questa discriminante non sarà certamente facile da derimere, neppure per i Giudici. I dati certi ed inconfutabili di questo accordo sono la certa diminuzione nella percentuale del 35%, mentre per quello che riguarda le Awp il futuro è già spianato verso il “remoto”, e nato da un aumento della imposizione fiscale, già decretato dalla “manovrina” e da una “drastica riduzione degli spazi pubblicitari”. A questi punti, già definiti, si aggiungerà la “rottamazione” di 142.649 apparecchiature da intrattenimento che viene ripartita a livello regionale con annessa tabella che stabilisce il tetto massimo per ogni territorio: questo è ciò già “dettato e scritto” a cui gli operatori dovranno adeguarsi entro il 30 aprile 2018.

Per quanto riguarda le macchinette che resisteranno alla riduzione imposta dallo Stato, e quindi per 265mila unità, viene imposta la sostituzione per rottamazione con le famigerate slot da remoto che avverrà entro la fine del 2019, come previsto dalla “carissima” Legge di Stabilità del 2016. L’accordo prevede anche in modo chiaro e definitivo, e qui non sarà necessario l’intervento dei Magistrati -od almeno si spera- che si dovrà procedere al dimezzamento in tre anni dall’accordo dei “punti di vendita del gioco pubblico, attualmente stimati in circa 100mila”, introducendo la classificazione degli ambienti attraverso la certificazione dei locali: questo tutto ancora da definire e qui si pensa che i Giudici dei vari Tar “qualcosina” avranno da fare.

Al termine di questo benedetto processo di “purificazione”, i punti gioco rimarranno circa 55mila e saranno certificati e solo lì potranno trovare collocazione le Awp. Le disposizioni specifiche previste, poi, dalle Regioni o Province Autonome, se prevedono una tutela maggiore, continueranno ad esplicare la loro efficacia, ma le stesse Autorità ai fini del contrasto delle derive conseguenti alla dipendenza dal gioco d’azzardo, potranno prevedere forme maggiori di tutela per la popolazione… e qui, molto probabilmente, “cadrà l’asino”: chi deciderà su queste nuove “forme maggiori di tutela”? I Giudici dei Tribunali amministrativi e forse anche di merito sono avvertiti.

L’accordo prevede anche maggiori sistemi di controllo, offrendo questa possibilità anche agli Enti Locali “ferma restando la pianificazione che deriverà dall’intesa, di far fronte adeguatamente e con prontezza -d’accordo con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ed i preposti Organi di Magistratura, Polizia e Guardia di Finanza- a situazioni di emergenza sociale, come il diffondersi dell’illegalità connessa al gioco. E gli Enti Locali, per questo tipo di attività, dovranno essere sostenuti dal Governo con adeguate risorse. Ma, secondo chi ancora ci legge, non vi è forse materiale che possa ancora “scatenare ricorsi e controricorsi”? Ai posteri…

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