Pink Power, le auto? Roba da donne

Donne e volante sono davvero un connubio tragico? Oppure sono solo pregiudizi della società?

Inutile negarlo: una ricerca di due anni fa della compagnia assicurativa Direct Line mostrava un enorme 37% di italiani convinti che le donne non sapessero parcheggiare, curare la macchina o guidare con sicurezza e fermezza.

La scarsa capacità di parcheggio e la guida insicura raggiungono persino, nella mente degli italiani, picchi del 50% in certe fasce, confermando quindi che il pregiudizio è ancora ben radicato anche nei giovani e persino tra le stesse esponenti del gentil sesso.

pink power donne al volante

Ma 1 persona su 3 non ne era poi così convinta, e a ben d’onde.

Infatti, se si considerano le statistiche, 3 donne su 5 intervistate non avevano mai avuto incidenti in auto, contro appena 2 uomini su 5. Non solo: un’altra ricerca effettuata dalla medesima compagnia mostra che ben il 20% delle donne ama guidare e anzi, sogna persino di sostituire la propria utilitaria con una cabrio sportiva e rombante. Altro che auto rosa di barbie, le donne vogliono la Porsche o il SUV, nonostante, nella maggior parte dei casi, debbano accontentarsi di una city car. Ma allora, perché mai le donne sono tanto bistrattate alla guida? Non sarà semplicemente un retaggio di un’epoca passata, dove la donna era semplicemente madre e casalinga, una figura sempre più obsoleta e stantia?

 La realtà è ben diversa, e basta cercare un po’ più a fondo nella storia stessa dell’automobile per far riaffiorare alcuni nomi di donne che sono state delle pioniere delle quattroruote in rosa, responsabili di alcune pietre miliari del progresso delle auto stesse.

Basti solo pensare che è stata una donna, Bertha Benz, la prima a testare l’invenzione del marito, Karl Benz, inventore dell’auto moderna, su un lungo tragitto, dimostrandone l’affidabilità ai primi acquirenti.

Louise Sarazin, amica di Bertha, che prese alla morte del marito le redini della Daimler e cominciò la distribuzione in Francia, oppure Sophie Opel, la prima donna ad avviarne la produzione su larga scala.

E come non nominare Mary Anderson, la donna che, stanca di viaggiare durante giornate di maltempo su taxi, con i tassisti costretti a fermarsi di continuo per pulire il parabrezza, inventò e brevettò il tergicristallo, o Dorothy Levitt, la corridora britannica che propose, inizialmente inascoltata, l’invenzione dello specchietto retrovisore.

pink power donne al volante

Passiamo agli anni ‘50, periodo in cui la General Motors assunse le prime donne designer e Maria Teresa De FIlippis, pilota italiana, divenne la prima donna al mondo a partecipare ad un campionato di Formula 1.

Tamara de Lempicka, pittrice messicana, si autoritrasse alla fine degli anni ‘70 al volante della sua Bugatti, contribuendo al sempre più presente appeal di donna forte e indipendente.

E che dire delle donne manager, ingegnere e designer, come Annette Winkler, Monisha Kaltenborn, Anne Stevens, Mary Barra, Wang Fengying, Antonia Terzi, tutte donne che hanno segnato e segnano tutt’ora la storia dell’industria automobilistica commerciale e sportiva?

Noi donne non siamo delle imbranate al volante “per costituzione”: noi donne anzi scrivemmo e scriviamo la storia delle 4 ruote, con orgoglio e passione.

 

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