Roma, donna decapitata: giallo sul movente. Gli agenti si sono difesi

donna decapitata roma

Un raptus provocato dal timore di possibili conseguenze legate alla scoperta del possesso di coltelli, come quelli per la pesca subacquea. Potrebbe essere questo il movente che ieri mattina, a Roma, ha scatenato la follia omicida di Federico Leonelli, il 35enne che, vestito con pantaloni mimetici e mascherina sul viso, ha ucciso e decapitato, proprio con una sorta di mannaia, la colf ucraina Oksana Martseniuk, prima di essere a sua volta ucciso dalla polizia, mentre tentava la fuga.

Le indagini, condotte dalla squadra mobile e coordinate dalla procura di Roma, vogliono far luce sull’intera vicenda: molti interrogativi aperti sulla dinamica dell’omicidio della Martseniuk e su quella della successiva morte di Leonelli saranno svelati dalle autopsie in programma domani a Tor Vergata. In particolare, i medici legali dovranno accertare se la donna fosse ancora viva quando è stata decapita.

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Gli inquirenti dovranno inoltre valutare la posizione degli agenti che hanno sparato a Leonelli. Questi è stato colpito da almeno un proiettile al cuore mentre tentava la fuga e non prima di essersi fatto largo, con i vigili del fuoco e con i poliziotti, brandendo una grosso coltello, tipo mannaia.

Al riguardo la Questura, con una nota, è intervenuta sulla vicenda precisando, tra l’altro, che gli agenti intervenuti sulla scena dell’orribile delitto sono stati «costretti ad esplodere colpi d’arma da fuoco nei confronti del 35enne per difendersi dai fendenti a loro indirizzati».

A far luce su quanto accaduto contribuirà anche la perizia balistica.

Al momento è indagato solo il killer, per motivi tecnici legati all’attività investigativa. Inquirenti ed investigatori, circa il movente dell’omicidio della colf ucraina, continuano a non tralasciare nessuna pista, a cominciare da quella del tentativo di stupro, ma un sms inviato sabato scorso dalla donna al suo datore di lavoro con la segnalazione del maneggio di lame da parte di Leonelli ha colpito l’attenzione di chi indaga. E l’oggetto dell’sms è stato uno dei temi affrontati dal proprietario della villa, con gli investigatori. A questi avrebbe, tra l’altro, detto: «Non mi sarei mai aspettato una cosa del genere, non avevo sospetti su di lui quando l’ho ospitato e lasciato da solo in casa mia».

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La follia omicida potrebbe essere stata innescata anche dalla paura di essere mandato via da quella villa che lo ospitava da due mesi dopo la scoperta del piccolo arsenale di coltelli che aveva. Il 35enne sembra avesse problemi a restare nella sua casa al quartiere Ostiense, dove viveva con la madre anziana e gravemente malata. Soprattutto da quando due anni fa era morta per una malattia la sua compagna. Da allora, dice chi conosce il figlio di un ex militare alto in grado, era caduto in una sorta di depressione.

Gli investigatori hanno accertato che l’aggressione della badante è cominciata fuori dalla villa di via Birmania, all’Eur davanti all’ingresso della taverna. La circostanza, emersa dopo il ritrovamento di una chiazza di sangue davanti alla porta che immette nel locale, sembrerebbe non avvalorare per chi indaga, l’ipotesi del tentato stupro.

All’esame degli investigatori anche i tabulati telefonici dei due morti per far luce sui loro ultimi contatti. Al momento non risulta fossero legati sentimentalmente. Il giallo resta.

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