Teatro dell’Opera di Roma: choc e polemiche il giorno dopo le dimissioni di Riccardo Muti

riccardo muti teatro opera roma

La polemica che esplode, con Forza Italia cultura che reclama la dimissioni immediate di Ignazio Marino, l’ex sindaco Gianni Alemanno che chiede al sindaco della capitale di riferire subito nell’aula del Campidoglio, Alfio Marchini che invoca la piazza.

Mentre tra artisti e maestranze dominano preoccupazione e sconcerto.

E i sindacati, divisi su due grandi fronti opposti, continuano a litigare.

Il giorno dopo il clamoroso addio del maestro Muti, al teatro dell’Opera di Roma rimane lo choc.

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E la preoccupazione per il futuro del teatro che tra problemi economici e agitazioni sindacali alla presenza di quel grande direttore doveva un pò tutto. Inutile cercare di varcare la soglia. Lunedì è giorno di riposo e i cancelli oggi sono chiusi. «È tutto blindato, non c’è nessuno», risponde l’usciere. A ricordare a tutti la “bomba” esplosa ieri sulle vetrate è comparso un cartello per il pubblico: «Il maestro Muti, come da lui stesso annunciato, non dirigerà Aida e Le Nozze di Figaro».

Non è l’unico segnale. Sul sito online del teatro l’annuncio della prima di Aida, il 27 novembre, lascia in bianco il nome del direttore.

Barricato nei suoi uffici il sovrintendente Carlo Fuortes, che ieri aveva firmato con Marino una lunga nota di spiegazioni, oggi tace. Il problema incalzante dell’Aida rimasta senza il suo grande direttore è uno dei grandi temi (il toto nome naturalmente è iniziato, tra le ipotesi che girano quella di una direzione a due Antonio Pappano Eleonora Abbagnato) ma non è certo il solo.

La questione di fondo è quella di un teatro diviso in due che appare sempre più ingovernabile. Anche se il teatro dell’opera romano, sono in molti a segnalarlo, non è l’unico in cui sia difficile andare avanti. Il mondo della musica, ha avvertito anche ieri il ministro Franceschini, ha bisogno di cambiare.

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Intanto, attaccato dalle opposizioni, il sindaco Marino punta di nuovo il dito sulle maestranze scioperanti: coloro che con scioperi e disordine «hanno creato il conflitto – dice – dovrebbero forse farsi un esame di coscienza».

E gli accusati non ci stanno a fare il capro espiatorio, anche se continuano le schermaglie. I lavoratori comunque sono sconcertati. «Quando ho saputo della scelta del maestro, ho provato un senso di abbandono e di sconfitta -racconta all’ANSA il soprano Claudia Cozzari – Il mio primo pensiero è stato ‘e ora che succederà?’ Perchè Muti è stato davvero in questi anni dalla nostra parte».

Anche Davide Simoncini, prima tromba, iscritto alla Fials, ha parole addolorate: «Si sta male. Secondo me è una disfatta», dice. Ma ci tiene a ricordare che «Chi ha scelto di fare gli scioperi lo ha fatto per chiedere di continuare a dare una continuità a questo teatro, per lavorare nell’eccellenza raggiunta, ed ora non vuole essere mostrato come capro espiatorio».

Impegnato a Chicago, Muti non commenta.

Chi gli è vicino riferisce che il maestro è addolorato, ma non trapela nulla di più.

Sollecitato da più parti, il ministro Franceschini che nei giorni scorsi aveva tentato inutilmente di farlo recedere, ha provato ancora. Un passo indietro del maestro, però, sono in tanti a pensarlo, sembra a questo punto veramente difficile. Anche se in teatro, sindacalisti compresi, sono in tanti a sperare, ad augurarselo ancora.

Intanto il 25 settembre si riparte con gli ultimi spettacoli della stagione che sta per concludersi. In scena ci sarà un balletto, la sempre amatissima Cenerentola di Prokofiev. Il futuro è tutto da scrivere. Ma la strada, per l’Opera di Roma, appare al momento tutta in salita.

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