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Soffri d’ansia? Riprendersi la propria vita si può

La vita frenetica e troppo stressata che le società contemporanee ci portano a condurre sono la causa principale dei disturbi d’ansia. Sono ormai 5 milioni le persone che solo nel nostro Paese soffrono di questo male. Una vera e propria prigione per chi ne è colpito che limita la propria esistenza. E in molti casi diventa un inferno.

Uno dei massimi esperti mondiali di questo disturbo comportamentale, Gianpaolo Pansa, Professore a Milano presso l’Università Vita-Salute del San Raffaele e autore di Ansia- Come uscire dalla gabbia e riprendersi la vita, il suo ultimo lavoro editoriale, ci parla dell’ansia come “il male del nostro secolo che non risparmia nessuno”. Incoraggia però chi ne soffre definendone i modi per sconfiggerla e ricominciare a vivere. Il Professore ci spiega come l’ansia sia un comportamento innato, una “funzione del cervello” legata al nostro istinto primordiale di difenderci dai pericoli che ci mettono a rischio nei vari momenti della nostra vita.

C’è quindi una distinzione ben precisa tra l’ansia naturale o <<normale>> e quella patologica che è invece legata a delle paure o a dei traumi che il soggetto ansioso può portarsi dietro sin dalla nascita. In questo caso l’ansia paralizza e fa reagire male ai cambiamenti della vita sia professionali che esistenziali.

Quando le risposta a nuove situazioni  sono gli atteggiamenti di paura che si manifestano con tachicardia, contrazione del respiro a livello del diaframma, sudorazione forte accompagnati dal timore di non farcela o di sbagliare, o addirittura di non piacere o quando si attivano meccanismi di difesa laddove il pericolo non esiste, la nostra ansia è patologica.

La cura però esiste e gli specialisti del settore lo assicurano. La prima cosa da fare è quella di prendere coscienza che c’è qualcosa che non va nel nostro pensiero che fa attivare funzioni non necessarie. Ed è fondamentale auto-aiutarsi imparando a concentrarsi su se stesse. Recuperare la naturale respirazione è il successivo passo da compiere. Il problema del soggetto ansiogeno è infatti l’incapacità di respirare. Si parla di respiro <<a corto circuito>> (tipico dei neonati) che ci porta ad una contrazione del diaframma, unico modo per trattenere le nostre emozioni.  Imparare a respirare in modo lento significa ridare al nostro organismo quell’ossigeno di cui necessita. Per questo possono venirci in soccorso  alcune pratiche orientali come lo yoga o lo stretching.

Recuperare la propria autostima imparando a contare solo su sé stesse è sicuramente il vademecum di questo disturbo. Autocompiacersi aiuta a recuperare energie positive, a stimolare a fare meglio e a superare le paure.

Naturalmente nel caso in cui da sole non riusciamo a farcela è utile rivolgersi a psicoterapeuti che ci aiuteranno con terapie comportamentali adeguate.

Articolo scritto da Redazione