Baby Squillo dei Parioli: lo scandalo della “Roma bene”

Baby Squillo dei Parioli: lo scandalo della “Roma bene”

Baby Squillo dei Parioli: lo scandalo della “Roma bene”

Nelle ultime settimane la storia delle due ragazze di 14 e 15 anni del quartiere Parioli a Roma è stata una notizia che ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica.

Inoltre, le parole emerse dagli interrogatori di una delle due ragazze hanno, ancor di più, scosso gli animi di chi resta incredulo di fronte ad una simile notizia.
La cronaca è ormai nota: le due amiche si prostituivano con l’aiuto di un uomo che ne gestiva gli appuntamenti e gli introiti.

L’inchiesta è partita da una delle due madri insospettite da comportamenti particolarmente aggressivi della figlia. L’altra madre, invece, sembrava essere a conoscenza di tutto facendo anche delle pressioni alla figlia affinché continuasse a guadagnare soldi prostituendosi.

Il caso delle Baby squillo di Roma deve far risvegliare le coscienze di tutti noi

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Quello delle baby squillo ha aperto un dibattito che abbraccia vari aspetti, da quello psicologico a quello sociologico, da quello economico a quello valoriale.
Sembra che ciò che abbia spinto le due ragazze a vendere il proprio corpo sia stato un bisogno di indipendenza economica che, però, non sembra seguire delle tappe evolutive sane.

E’ un bisogno di autonomia che non sprona le giovani ad impegnarsi negli studi per potersi costruire una solida identità professionale.

Non c’è lo sforzo di ricercare un lavoro onesto che possa conciliarsi con la scuola. Non ci sono, quindi, dei passaggi adeguati affinché tale indipendenza possa realizzarsi all’interno di un percorso di crescita sano.

Ciò che accade è che le due giovani hanno scelto la strada più semplice, più immediata per guadagnare dei soldi. Manca, quindi, la capacità di costruire pazientemente una professione vera, di gestire la frustrazione nell’attesa che il tempo giusto arrivi.

Bisogna ottenere, invece, tutto e subito!
Inoltre, dietro questo desiderio di autonomia economica sembra esserci un bisogno legato alla propria identità personale.
Come mi mostro agli altri?

Il film "Giovane-e-bella" parla di giovani che vendono il loro corpo per trasgressione

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Tutti gli adolescenti sono alla ricerca di una loro identità personale, ma ciò che lascia perplessi è che questa identità si costruisca esclusivamente sul denaro.

I soldi servivano alle due ragazze per comprare vestiti e scarpe alla moda o per pagare il taxi poiché vestire in modo semplice e girare con i bus diventa quasi un’umiliazione che mal si concilia con l’immagine vincente che si vuole dare di sè.

Questo ci rimanda al senso di appartenenza che gioca un ruolo essenziale tra gli adolescenti. E allora sembra impossibile creare un modo diverso per stare con i coetanei se non partecipare agli aperitivi nel bar in voga.
Queste ragazze hanno, più o meno consapevolmente, rinunciato a una parte della loro vita che nessuno potrà mai restituire loro: quella fase in cui bisogna aspettare ancora un pò per poter indossare i tacchi “da grandi”, le minigonne più corte o per poter vivere con maggiore libertà un incontro intimo.

Mai come in questa fase, il sesso rappresenta una conquista che dovrebbe essere graduale affinché sia consapevole.

E invece diventa- anche qui- tutto e subito.

Il sesso smette di essere un momento di incontro relazionale, ma diventa una merce di scambio; qualcosa che si baratta facilmente con una ricarica telefonica…

E allora non esiste più la scelta del partner- anche se occasionale- in base a quanto piace. Il partner inizia ad essere scelto in base a quanti soldi ha e a quanto sia disposto a pagare.
In questo scenario, però, non ci sono solo Lelly e Mary che diventano semplicemente l’emblema di una generazione smarrita. Ci sono le loro famiglie, che sembrano problematiche e carenti, c’è una scuola che smette di essere luogo di crescita e di confronto, ci sono i loro clienti – uomini d’affari, professionisti, dirigenti d’azienda- che non sapendo mettere dei limiti mancano di proteggere delle minorenni creando una perversione ancora più grave.

E’ uno scenario dove i piccoli si illudono di essere grandi e i grandi non sanno essere veramente adulti.

Queste ragazze più che di soldi, sembrano aver avuto bisogno di aiuto e protezione. Forse non abbiamo più il tempo né la voglia di ascoltare, di osservare e di dedicare del tempo da trascorrere insieme.
Eppure è proprio questo che è necessario fare.

Non dovremmo mai stancarci di trasmettere valori.
Dovremmo comunicare e spronare i giovani a farlo piuttosto che incoraggiarli (anche involontariamente) a nascondersi.

Ciò vuol dire che di fronte ad un’apertura di un figlio il genitore non potrà farsi trovare impreparato. Anche lui dovrà, a sua volta, essere pronto e aperto ad ascoltare bisogni e desideri scomodi.

Il genitore dovrà essere disposto a cercare aiuto da chiunque sia in grado di darlo (insegnante, parente, amico, prete, psicologo) se non riuscirà a farcela da solo. Così potrà creare una rete di sostegno capace di evitare situazioni di pericolo.

Quello delle baby squillo dei Parioli è un fenomeno che non concerne solo le ragazze direttamente coinvolte.

E’ qualcosa che riguarda noi tutti.
Giovani più sani, infatti, diventano un patrimonio per il futuro della nostra società.

Dott.ssa Antonella D’Oriano
Psicologa, psicoterapeuta

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