#CharlieHebdo: «Allah è grande!». E inizia la carneficina.Orrore e sgomento per l’attentato di Parigi

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«Allah è grande, siamo qui per vendicare il Profeta».

Sono le 11.30 quando l’auto nera dei terroristi si ferma davanti alla sede di Charlie Hebdo, una palazzina moderna al numero 10 della rue Nicolas Appert, a due passi da piazza della Bastiglia, nel cuore della capitale.

Dalla Citroen C3 escono due uomini incappucciati e vestiti di nero – lo stesso colore dell’auto da cui sono scesi – puntando l’ingresso della palazzina.

«Dov’è Charlie Hebdo? Dov’è Charlie Hebdo?», urlano gli assassini, prima di mietere la loro prima vittima, un addetto alla portineria.

Poi la corsa verso il piano superiore e l’irruzione all’interno dei locali del settimanale.

È l’inizio di una carneficina.

«Allah Akbar, Allah Akbar, siamo qui per vendicare il Profeta».

In una fredda giornata parigina di gennaio, le grida sorprendono i giornalisti, in piena riunione di redazione.

Il direttore Charb (Stèphane Charbonnier) e i tre vignettisti Georges Wolinski, Cabu (Jean Cabut) e Tignous (Bernard Verlhac) cadono sotto il fuoco dei kalashnikov, insieme ad altri due giornalisti, all’agente incaricato della protezione di Charb e a un ospite del giornale.

La mattanza dura pochi minuti, alcuni riescono a fuggire dai tetti, altri si nascondono dove possono.

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Con un ‘modus operandì da commando militare, gli attentatori – che secondo alcune testimonianze si sono richiamati ad «al-Qaida» esprimendosi in «perfetto francese» – prendono la fuga, infilandosi nell’auto nera lasciata di sotto.

Per strada, si trovano di fronte a un’auto della polizia: scatta una prima sparatoria con gli agenti, con la volante crivellata di colpi. Pochi istanti e un ennesimo scontro a fuoco contro due agenti in bicicletta.

Poi, sul Boulevard Richard Lenoir, sul retro della redazione, l’attacco a una terza pattuglia e la brutale esecuzione di un agente: la dodicesima vittima di questa macabra spedizione, che in Francia è la più sanguinaria dagli anni ’60.

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L’auto nera continua la sua folle corsa verso il nord di Parigi, poi sbatte violentemente contro una Volkswagen Touran, alla place du Colonnel Fabien, con la conducente ferita gravemente.

L’auto nera viene lasciata in mezzo alla strada, i tre componenti del commando sequestrano una Renault Clio e continuano la fuga.

Davanti alla sede del giornale, viene eretto un impressionante dispositivo di sicurezza, con la polizia scientifica sul posto per fare i prelievi, mentre il quartiere viene blindato da decine di camionette della polizia, dei pompieri e i giornalisti di tutto il mondo.

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Oltre all’arrivo del presidente Francois Hollande e di tanti altri ministri e politici, anche i responsabili della comunità musulmana di Francia e tantissime persone si precipitano sul posto per manifestare solidarietà già dalle prime ore.

«Charlie Hebdo deve resuscitare», grida una donna, riferendosi al settimanale decapitato.

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Mentre una signora cerca di oltrepassare il perimetro di sicurezza per deporre una rosa davanti alla redazione.

«Siamo tutti Charlie! Siamo tutti Charlie», scandiscono alcuni studenti.

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