Femminicidio: i diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano

187

femminicidio

Femmnicidio. Se ne parla ormai quotidianamente e tutti noi conosciamo bene il significato.
Il femminicidio “si riferisce a tutti quei casi di omicidio in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi relativi alla sua identità di genere”.

Si parla spesso di dati: 124 donne uccise in Italia nel 2012 e 128 donne uccise da gennaio a novembre 2013 (dato non aggiornato). Non solo, 10.000.000 di italiane confessano di avere subito violenza fisica, sessuale o psicologica. Questi dati ci fanno avere solo una vaga idea dell’entità del fenomeno e del fatto che la sua tendenza è in crescita.
Solitamente veniamo a conoscenza di un caso di violenza solo quando c’è un omicidio, vistoso e rumoroso. Della sopraffazione- di ordine soprattutto psicologico- non ne sappiamo granchè.
Dei vissuti di paura, di dolore, di rabbia e di solitudine che la donna vive, molte volte, non ne sanno nulla nemmeno le persone familiari e vicine a lei.
Perché?
Perché probabilmente si pensa che subire un omicidio è qualcosa che può accadere ad altre e non a se stesse.

Perché, ci si convince, che in fondo il nostro uomo ci ama e non arriverebbe mai a farci del male.

Le ricerche ci dicono che la violenza di genere si esprime con una escalation di episodi sempre più gravi e che, quindi, non è quasi mai episodica.
Di conseguenza, la donna che è certa che il proprio uomo non le farà mai del male, dovrebbe rendersi conto che si è sbagliata e tornare sui propri passi. Non sempre si ha la forza di prendere coscienza dei propri limiti, dei pericoli a cui si va in contro e, soprattutto, non sempre si ha la forza di mettere fine a una relazione, chiudere un legame (innanzitutto dentro se stesse) e cambiare direzione.
Sono azioni queste che richiedono una forza che potenzialmente possiedono tutte le persone, ma non tutte se la riconoscono.

A peggiorare la situazione è lo stato di isolamento in cui una donna si chiude per imbarazzo, per vergogna, per senso di colpa o, semplicemente, perché dirlo ad altri equivale ad ammetterlo a se stessa.
Quella del femminicidio è una questione molto complessa che non può trovare risposte complete in questo breve articolo. Possiamo, però, provare a riflettere su alcuni punti che costituiscono un’esperienza comune di molte donne.
Intanto la violenza contro le donne rappresenta un modo che l’uomo utilizza per ristabilire il potere avendo, forse, percepito di aver perso il dominio e il controllo sulla propria partner. Di conseguenza, ci si può domandare se nella propria relazione esista un rapporto di potere che nei momenti critici viene agito ovviamente dal più forte.

Si può riflettere anche sul tipo di comunicazione che esiste tra i partner. Se manca un dialogo alla pari, sereno e sincero, è molto probabile che nei momenti di aggressività si tenti di comunicare attraverso la violenza fisica e verbale. Questo accade soprattutto se l’uomo è incapace di tollerare la frustrazione. Avere torto, infatti, o ammettere di non essere all’altezza di una data situazione può essere qualcosa di inaccettabile per un uomo che è rimasto, dentro, profondamente bambino.

E in ultimo, ma non ultimo, la donna dovrebbe soffermarsi sul Valore, il suo.

Quanto crede di valere? Quanto sente di avere il diritto di non accettare alcun sopruso? Quanto preziosa e speciale percepisce la sua vita?

Credo che molto si giochi in quell’area lì. Nello spazio in cui una persona si dice di non poter avere di meglio. E’ necessario non fermarsi a quella convinzione sbagliata di non valere abbastanza; è necessario confidarsi, condividere, cercare risposte, cercare aiuto.

E noi tutti, uomini e donne, Istituzioni e singoli, dobbiamo considerare questo come un problema nostro, che ci riguarda anche se non ne siamo direttamente coinvolti. Perché i diritti delle donne sono una responsabilità non solo loro, ma di tutto il genere umano.

Dott.ssa Antonella D’Oriano
Psicologa, psicoterapeuta

Leave A Reply

Your email address will not be published.