Roma precipita nel “mondo di mezzo” fra mafia, corruzione e illegalità

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La mafia parla romano.

Un terremoto politico-giudiziario destinato a riscrivere gli ultimi anni di vita istituzionale della Capitale.

Un’inchiesta che come una bomba si abbatte su una ampia fetta della classe dirigente della città.

Trentasette arresti, tra cui l’ex Nar Massimo Carminati, un centinaio di indagati, compreso l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno («sono estraneo alle accuse e lo dimostrerò»), e sequestri milionari: sono i numeri di una indagine della Procura di Roma che è solo all’inizio, ma che è destinata a segnare per i prossimi mesi la vita politica della Capitale.

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Gli inquirenti l’hanno ribattezzata «Mondo di mezzo», per sintetizzare un’area di confine tra i due diversi «mondi», quello legale e quello illegale, in grado di garantire le relazioni funzionali al conseguimento degli interessi dell’organizzazione. In questo «sottomondo» di malaffare il ruolo primario è di Massimo Carminati, ex terrorista dei Nar e accusato di aver fatto parte della Banda della Magliana.

«Un’associazione di stampo mafioso che si avvale della forza di intimidazione e dell’omertà» dedita «all’estorsione, all’usura, al riciclaggio, alla corruzione di pubblici ufficiali per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici».

È descritta così nell’ordinanza la Mafia Capitale identificata dall‘inchiesta della Procura di Roma e che ha portato all’arresto di 37 persone.

Carminati di fatto gestiva una holding del malaffare versatile: dagli appalti all’estorsione, dall’usura al recupero crediti.

Aveva contatti con  manager, politici e col crimine di ogni specie: da Michele Senese, boss in odore di Camorra, alla «batteria» di Ponte Milvio che controlla i locali della movida romana, dalla potente famiglia nomade romana dei Casamonica alla spiccia criminalità di strada.

L’organizzazione, secondo l’accusa, ha potuto contare su figure apicali dell’amministrazione capitolina dal 2008 al 2013.

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Per i magistrati guidati da Giuseppe Pignatone il clan era arrivato anche all’ex sindaco Gianni Alemanno, indagato per associazione a delinquere, e ai suoi uomini.

Di fatto quello presieduto da Carminati è a tutti gli effetti un comitato d’affari che copriva tutti i settori produttivi della Capitale compreso il business dell’accoglienza degli immigrati e quello dei campi nomadi.

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Ognuno nella Cupola romana aveva il suo ruolo ma tutti rispondevano al «capo», ovvero Massimo Carminati, ex Nar e legami con la Banda della Magliana, che «sovrintende e coordina tutte le attività, impartisce direttive, fornisce loro schede per le comunicazioni riservate, individua e recluta imprenditori, mantiene i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali nonchè con esponenti del mondo politico, istituzionale, finanziario con appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti»

Il suo braccio destro è Riccardo Brugia che «coordina il recupero crediti e l’estorsione e custodisce le armi del sodalizio».

Fabrizio Franco Testa, ex presidente di Tecnosky, invece è «testa di ponte della organizzazione nel settore politico e istituzionale, coordina le attività corruttive dell’associazione, si occupa della nomina di persone gradite alla organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione».

Salvatore Buzzi, uomo del mondo delle cooperative, «gestisce le attività economiche della associazione nei settori della raccolta e smaltimento dei rifiuti, della accoglienza dei profughi, della manutenzione del verde pubblico».

Franco Panzironi, ex presidente Ama e Riccardo Mancini, ex ad Ente Eur, “a libro paga, partecipano all’associazione fornendo uno stabile contributo per l’aggiudicazione di appalti pubblici, per lo sblocco di pagamenti in favore delle imprese riconducibili all’associazione e sono garanti dei rapporti dell’associazione con l’amministrazione comunale negli anni 2008/2013”.

Carlo Pucci, dirigente di Eur Spa, »a libro paga, fornisce uno stabile contributo per l’aggiudicazione di appalti pubblici«.

Luca Odevaine, già vicecapo di gabinetto con la giunta Veltroni, accusato “di orientare le scelte del Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo”, di cui fa parte, e di ricevere in cambio “una retribuzione di 5000 euro mensili”.

La base logistica del sodalizio era un benzinaio a Corso Francia gestito da Roberto Lacopo attivo nel settore »dell’estorsione e del recupero crediti per conto dell’associazione«.

Tra gli indagati anche tre esponenti di punta dell’attuale amministrazione capitolina: l’assessore alla casa Daniele Ozzimo e il presidente dell’assemblea capitolina Mirco Coratti, entrambi del Pd, che si sono già dimessi pur dichiarandosi «estranei».

Indagato anche il responsabile della Direzione Trasparenza del Campidoglio, Italo Walter Politano, che domani sarà rimosso dal suo incarico.

Mille attività illecite, nomi che tornano come quello di Gennaro Mokbel, già coinvolto nella maxitruffa Tis e Fastweb.

 A piazzale Clodio  la sensazione è che siamo solo al principio di un sisma destinato a propagarsi.

Le carte dell’indagine raccontano di un malaffare talmente diffuso che potrebbero essere clamorosi gli sviluppi dell’indagine.

In serata il ministro dell’ Interno Angelino Alfano, ospite del programma di La7 «Dimartedì», ha commentato: «Ho grande stima e considerazione per il procuratore capo di Roma che ha grande spessore competenza equilibrio, quindi sono convinto della solidità dell’inchiesta. Se l’inchiesta è fondata ci sono cialtroni che non smettono di rubare; inutile fare le leggi se si continua a rubare, non si deve rubare!». Quanto ad Alemanno, Alfano si augura «che riesca a dimostrare la sua estraneità così come ha detto». Il ministro ha concluso: «Con tutte queste municipalizzate si mangia troppo… bisogna chiuderle, sono fonte di clientelismo, spreco e spesso corruzione».

 

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