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Selfie, il nuovo album di Mina! La regina della musica italiana lancia 13 inediti

Si chiama «Selfie» il nuovo album di inediti di Mina.

Tredici brani che alternano atmosfere jazzistiche e sofisticate escursioni bossa a melodie italiane. Il tutto dominato dal proverbiale magistero vocale.

Come d’abitudine i titoli sono scelti tra la moltitudine di provini che, autori affermati e debuttanti, le inviano. Tra quelli che firmano i pezzi di «Selfie» c’è anche Don Backy che ha scritto «Fine», una classica canzone melodica all’italiana.

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Mina nel 1967 aveva inciso «L’immensità», nel 1976 nell’album «Singolare» aveva registrato «Nuda» e «Sognando».

I momenti migliori dell’album sono quelli più vicini al jazz: come il brano d’apertura, «Questa donna insopportabile», una ballad in cui la sua voce vola sulle note e sugli accenti, o la squisita «Il giocattolo», una bossa in cui all’eleganza del canto fanno da contraltare assoli di chitarra, sax soprano e perfino di basso.

D’altra parte sarebbe un peccato non mettere in mostra la classe dei musicisti che suonano nei dischi di Mina, che sono tra i migliori jazzisti in circolazione.

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Con qualche eccezione, i nomi accreditati alla composizione di canzoni in questo album ruotano intorno a una ideale «factory» che nel tempo si è costituita intorno a Mina, tutor curiosa ed esigente, che richiede a musicisti, arrangiatori e autori eclettismo e versatilità e la capacità di essere pronti a misurarsi anche con generi e suoni che magari non sono quelli nei quali sono cresciuti, ma che lei li spinge ad esplorare e ad approfondire.

Le atmosfere vanno dalla canzone melodica all’italiana al funky (che permette di ascoltare anche accenni a un intenso «growl») con una cura dei particolari e dei suoni che è ormai un marchio di fabbrica degli arrangiamenti e della produzione di Massimiliano Pani.

Come già detto, su tutto domina la voce di Mina, intatta, splendida, agile e capace di un understatement e di un’ironia che sono il dono riservato ai grandissimi.

A Massimilano Pani va riconosciuto il merito di cucire gli arrangiamenti attorno a questa voce straordinaria, lasciandola giustamente in primo piano nei brani più tradizionali o valorizzandone la capacità di essere uno strumento, capace di inserirsi alla pari nel discorso solistico.

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Ai collezionisti interesserà sapere che già una volta prima di «Selfie» era stata usata l’immagine di una scimmia per la copertina: nel 1971 per l’album intitolato «Mina».

Quello però era un cucciolo di scimpanzè, quello di «Selfie» è un macaco giapponese. Per amore della precisione.

Articolo scritto da Redazione