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Gravidanza, una trasmissione bidirezionale?

E’ giunta al termine una lunga ricerca condotta da studiosi americani del Tufts Medical Center pubblicata sulla rivista Biology of Reproduction’s Papers-in-Press.

Tale ricerca è stata finalizzata a capire se lo scambio di cellule durante la gravidanza fosse solo unidirezionale (dalla madre al feto) o potesse essere di tipo bidirezionale. Ebbene, i risultati hanno confermato la seconda ipotesi.

La ricerca si è basata su un campione di topi di sesso femminile che in gravidanza risultavano avere nel proprio organismo tre diversi tipi di cellule fetali. Sembrerebbe essere stata accreditata, quindi, la tesi secondo cui i feti siano in grado di trasmettere alla madre le proprie cellule e che queste rimangano in circolo nell’organismo materno anche alcuni mesi dopo il parto.

La dott.ssa Diana Bianchi, autrice dello studio, ha spiegato come la trasmissione di sostanze dal feto alla madre abbia un profondo valore adattivo.

Proprio tale trasmissione, infatti, renderebbe possibile la vita e la crescita intra-uterina in quanto il feto, in questo modo, sarebbe più tollerato dal sistema immunitario materno. Di conseguenza, il piccolo passa le proprie cellule alla madre per, in un certo senso, “abituarla” alla sua presenza.

Tale ricerca sembra consolidare la convinzione che tra la madre e il nascituro si crea un legame molto forte sin dal momento del concepito e che tale legame acquista sempre più il carattere di “reciprocità”.

 

 

 

Dott.ssa D’Oriano Antonella

psicologa psicoterapeuta

Articolo scritto da Redazione