È Giorgio Napolitano il Presidente della Repubblica più elegante

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È Giorgio Napolitano il Presidente della Repubblica più elegante
È Giorgio Napolitano il Presidente della Repubblica più elegante

È Giorgio Napolitano per i sarti del su misura italiano il Presidente della Repubblica più elegante tra gli 11 capi di Stato che si sono succeduti nella storia della Repubblica Italiana dal 1948.

E’ quanto emerge dalla mostra «La stoffa del Presidente. 60 anni di stile Italiano visti attraverso l’eleganza dei presidenti della Repubblica» inaugurata oggi al Casino Nobile di Villa Torlonia a Roma, dove rimarrà fino al 2 febbraio 2014.

Una mostra organizzata da 10 maestri del su misura della Camera Europea dell’Alta Sartoria con l’adesione della Presidenza della Repubblica Italia.

La stoffa del Presidente. 60 anni di stile Italiano visti attraverso l'eleganza dei presidenti della Repubblica
La stoffa del Presidente. 60 anni di stile Italiano visti attraverso l’eleganza dei presidenti della Repubblica

 

Ed è proprio il Presidente Napolitano «che indossa il color carta da zucchero come pochi altri» dice Luigi Gallo, presidente del Cedas (Camera Europea dell’Alta Sartoria), a meritare per i sarti che gli riconoscono «grande stile nell’azione politico-istituzionale» il titolo di «Capo di Stato più elegante nella storia recente della Repubblica».

«Quand’ero uno dei giovani sarti dell’Atelier del grande Angelo Litrico – ricorda Gallo – ebbi la possibilità di collaborare alla creazione degli abiti di politici, letterati e artisti. L’aver sfruttato queste opportunita» mi ha spinto a mantenere vivo lo spirito di Litrico che voleva che l’arte fosse tramandata e potesse vivere grazie alle nuove generazioni. Ho tagliato sotto gli occhi del Maestro – aggiunge il sarto – le giacche del grande poeta Ungaretti e del Presidente Andreotti. E proprio a lui spesso mi permettevo di chiedere quando sarebbe diventa Capo dello Stato.

Andreotti con la sua proverbiale ironia mi faceva capire che al massimo mi sarei dovuto accontentare di vestire il Capo del Governo.

Una esperienza che non potrò mai dimenticare – prosegue – fu quella di seguire Angelo Litrico mentre tagliava il famoso cappotto del leader sovietico Nikita Kruscev.

Allora il Maestro mi fece capire che non si puo « essere grandi sarti senza avere sensibilità umana: in un plico indirizzato al Cremlino mise le forbici che aveva usato per tagliare il pastrano e una lettera nella quale chiedeva a Kruscev di usare quelle forbici per tagliare le frontiere che dividono i popoli».

Il percorso della mostra si sviluppa nei due piani del museo, in dodici punti espositivi: undici sono dedicati agli abiti dei Capi di Stato, dal 1948 ad oggi, a partire da Enrico De Nicola, ed uno dedicato alle creazioni degli allievi della scuola della Camera Europea. Per ciascun Presidente è esposta la riproduzione fedele nella stoffa e nel taglio, di un abito indossato in un’occasione ufficiale o per il lavoro.

Ci sono notizie e foto inedite dell’Archivio di Stato.

Fanno da corredo, calzature, cravatte (mai usate da nessun capo di stato quelle larghe 12 cm degli anni ’70) e oggetti personali di ogni singolo inquilino del Quirinale.

Si parte nel 1948, anno in cui Enrico De Nicola diventa il primo Presidente della neonata Repubblica. Nelle foto, lui e i politici indossavano tutti il «doppiopetto» che col tempo diventerà il «tre bottoni».

Colori d’ordinanza: nero, blu, grigio.

Giovanni Gronchi introdusse i vestiti a quadri, smoking e frac. Il suo abito è stato riprodotto da Francesco Giorgi.

Sandro Pertini fu il più anticonformista con le sue giacche dal taglio più morbido e casual. L’abito è cucito da Pino Puluso.

Ecco il vestito di Einaudi riprodotto da Antonio Liverano. Gallo ha rifatto quello di Mario Segni. Quello di Saragat è di Massimo Pasinato. Il vestito di Cossiga è di Luigi Rollo, quello di Scalfaro da Marco Gallo.

Tommi e Giulio Caraceni hanno realizzato l’abito di Napolitano.

PER LE INFORMAZIONI SULLA MOSTRA CLICCA QUI

 

fonte patrizia vacalebri ansa

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