Albero di Natale: suggerimenti per la cura e l’acquisto dell’abete

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NATALE: I CONSIGLI DEL CORPO FORESTALE PER FESTE ECO-COMPATIBILI
NATALE: I CONSIGLI DEL CORPO FORESTALE PER FESTE ECO-COMPATIBILI

L’albero di Natale, quello vero cioè l’abete naturale, spesso dopo aver svolto il proprio compito, passa a rappresentare nella maggior parte dei casi un rifiuto di cui disfarsi.

Fermo restando ogni raccomandazione inerente l’acquisto dell’alberello e le alternative ecologiche, resta la problematica dello smaltimento dell’abete in quanto rifiuto.

Per questo motivo il Corpo Forestale diffonde alcuni «consigli utili per festeggiare il Natale nel pieno rispetto dell’ambiente».

Da tenere presente quest’anno l’offerta dell’ipermercato dei mobili IKEA che insieme al FAI permette di ritirare un abete nero presso i suoi store lasciando una cauzione di 14 euro che sarà restituita se l’abete sarà riportato.

IKEA permette di ritirare presso i suoi store un abete vero lasciando una cauzione di 14 euro che sarà restituita quando l'albero sarà riconsegnato
IKEA permette di ritirare presso i suoi store un abete vero lasciando una cauzione di 14 euro che sarà restituita quando l’albero sarà riconsegnato

Per quanto riguarda la scelta dell’albero, la Forestale suggerisce «di acquistare l’albero presso un vivaio per essere sicuri di utilizzare piante provenienti da un’attività agricola di tipo vivaistico, con ritorni positivi sull’economia rurale nazionale nel caso di piante la cui origine italiana sia certificata. Gli abeti coltivati sono, infatti, contrassegnati da un tagliandino di riconoscimento che indica la denominazione del vivaio, il luogo di origine, la specie di appartenenza e l’età».

Gli abeti presenti sul mercato natalizio «derivano per lo più da coltivazioni vivaistiche specializzate e solo il 10 per cento circa proviene da interventi colturali quali sfolli, diradamenti o potature indispensabili per la corretta gestione dei boschi. Nel caso dei cimali, cioè degli abeti senza radici sostenuti dalla classica croce di legno, bisogna verificare, qualora non provengano da produzioni vivaistiche dedicate, che siano il frutto di diradamenti forestali autorizzati»

«Un’alternativa ai classici abeti rossi e bianchi, sempre più spesso provenienti dall’estero, è rappresentata dal ricorso a specie sempreverdi più tipiche del Mediterraneo che meglio si adattano ai nostri ambienti. È il caso -suggerisce il Corpo Forestale- di aghifoglie quali il cipresso o il ginepro e di latifoglie come l’alloro, il corbezzolo, il bosso o gli agrumi, che meglio tollerano i nostri climi e gli stress, si adattano con facilità alla piantagione finale e tollerano potature tali da farli assomigliare ai più classici abeti.

Perchè tradizione può fare rima con innovazione.

Un’ultima possibilità, infine, è rappresentata dal cosiddetto »albero di Natale ecologico«: un ramo caduto addobbato con elementi naturali quali pigne, gusci, sassi, conchiglie o foglie secche, da restituire all’ambiente a feste finite».

La vita degli alberi di Natale, «una volta entrati nelle case, spesso non è semplice. Per facilitarla bisognerebbe evitare di addobbarli eccessivamente, di disturbare le loro radici rompendo il pane di terra o di sottoporli a temperature troppo alte o alla presenza di aria troppo secca. È consigliabile, quindi, evitare addobbi pesanti per non spezzare i rami e non usare sostanze decorative che intacchino la superficie delle foglie quali la neve artificiale o gli spray coloranti».

«Nel loro periodo casalingo le radici della pianta vanno invasate e vanno mantenute costantemente umide evitando però i ristagni, mentre gli alberi senza radici vanno riposti in recipienti pieni di acqua tiepida per farli durare più a lungo. È necessario, infine, -raccomanda la Forestale- sistemare le piante in un luogo luminoso, fresco, lontano da qualsiasi fonte di calore quali caloriferi, stufe o caminetti ed al riparo da correnti d’aria»

«Finito il Natale, gli abeti con le radici ed ancora vivi possono andare all’esterno, su balconi o giardini, ricordando comunque che si tratta di piante che possono raggiungere anche i 20 metri e che per sopravvivere necessitano di condizioni climatiche adatte, in genere molto fresche. Gli abeti sono, infatti, specie di montagna di norma incapaci -rileva il Corpo Forestale- di sopravvivere in climi caldi, estranee agli ecosistemi mediterranei, che se inserite in tali contesti possono facilmente soffrire e morire».

L’abete rosso, ad esempio, «è un albero spontaneo che cresce solo sull’arco alpino e in alcuni tratti dell’Appennino e piantarlo fuori da queste zone potrebbe anche rappresentare una sorta di inquinamento genetico. Nel caso in cui non si abbia la possibilità di mettere a dimora l’albero si consiglia di piantarlo in vaso, porlo in un angolo fresco del giardino o del balcone e riutilizzarlo con cura per più anni. Come ultima alternativa l’albero di Natale, vivo o morto, potrà essere consegnato nei centri di raccolta indicati dai vivaisti o dai Comuni o, per quel che riguarda Roma, dai centri appositamente attrezzati dall’Ama».

«Le piante non più vitali verranno riutilizzate riciclandole per la produzione di compost ecosostenibile da giardino, mentre quelle ancora vive troveranno posto in parchi, giardini o aree scelte quali l’ex vivaio forestale di Arcinazzo Romano, gestite dal Corpo forestale dello Stato. Tutto questo -conclude la Forestale- per assicurare una seconda o – perchè no? – addirittura una terza vita al nostro albero di Natale».

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