Tiziana Rocca: si può combattere la violenza contro le donne con una rivoluzione culturale e azioni territoriali concrete

208
TIZIANA ROCCA
TIZIANA ROCCA

La scorsa settimana, l’8 marzo, è stato il giorno della “festa della donna” e mai come quest’anno, in virtù dei numerosi fatti di cronaca, è stata occasione  per poter dar voce alla reale condizione delle donne, dalle pari opportunità nel mondo del lavoro e in politica, alle vittime di violenza o di stalking, fino ai recenti casi di sfruttamento della prostituzione minorile e di femminicidio.

Ho seguito tutto questo dibattito con molto interesse e apprensione perché ho cercato di immedesimarmi nelle condizioni in cui si trovano molte donne che devono affrontare una costrizione psicologica quotidiana.

Ho notato, con piacere la pubblicità del ministero delle Pari Opportunità sul numero di telefono di pubblica utilità il 1522, una rete telefonica nazionale antiviolenza per l’orientamento e il sostegno alle vittime di persecuzioni, che in qualche modo ha ripreso l’iniziativa su scala nazionale, di quello che è il Telefono Rosa, istituito dalla Questura di Roma.

noviolenzadonne

Già con il decreto sul contrasto al femminicidio varato dallo scorso Governo Letta nell’agosto del 2013, mi sembra che si sia dato un forte segnale di posizione poiché con l’introduzione della norma che riguarda l’arresto obbligatorio in flagranza per i delitti di maltrattamento familiare e stalking, oltre alla norma che riguarda la querela irrevocabile, che stabilisce che una volta presentata una querela, la denuncia diventa irrevocabile in modo da sottrarre la vittima dal pericolo di una successiva minaccia.

Per quanto riguarda le condanne, la pena in caso di stalking in Italia è pari a un massimo di quattro anni di reclusione, più o meno in linea con gli altri Paesi europei. I dati sulle violenze alle donne dicono che è al Sud che si concentrano i casi più numerosi, in modo particolare all’interno dei nuclei familiari o nei circuiti affettivi, soprattutto quando parliamo di omicidi come racconta il rapporto Eures-Ansa 2013 sull’omicidio volontario.

Ma se andiamo a vedere al di fuori del nostro cortile, è la Germania ad avere il record di omicidi di donne seguita da Francia e Regno Unito.

Leggere questi dati mi hanno fatto riflettere.

Come se nei Paesi più avanzati economicamente, ci sia una sorta di maggiore prepotenza maschile.

E’ una questione di mentalità sbagliata e di un atteggiamento ossessivo che viene tollerato e che nasce all’interno dei rapporti personali. Chi si trova ad aver bisogno di sostegno, spesso non lo trova nel proprio circuito affettivo primario, anzi.

TIZIANA ROCCA PARLA DI STALKING E DI COME COMBATTERE LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE
TIZIANA ROCCA PARLA DI STALKING E DI COME COMBATTERE LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

A mio avviso, quindi, c’entra fino ad un certo punto il disagio economico c’è proprio una mentalità di arretratezza culturale da superare.

Bisognerebbe agire attraverso una rivoluzione educativa a livello europeo che deve partire dalle scuole e dalla famiglia ma soprattutto dalle donne ma che non può prescindere da una stretta penale che deve essere costruita con un approccio molto più severo, e non solo da parte del nostro codice penale ma a livello europeo.

A livello locale, invece, si potrebbe istituire una catena di solidarietà e di controllo che potrebbe diventare il primo deterrente di eventuali violenze domestiche.

Bisogna vigilare.

Noi donne, spesso, siamo convinte di poter cambiare gli uomini ma è un attimo ritrovarsi vittime del proprio aguzzino-amato.

E non è una condizione psicologica facile perché non ci si rende conto delle reazioni spropositate di certi elementi, che pensano di avere una sorta di diritto di proprietà nei confronti delle proprie mogli o compagne, con la conseguenza che molte donne si ritrovano in situazioni di costrizione psicologica e per compiacere il proprio partner o per paura delle conseguenze di questa mentalità malata, non denunciano il proprio caso.

Da credente, pensando alla realtà che vivono le vittime di stalking che spesso si ritrovano a subire violenze vere e proprie, mi verrebbe da dire: ci vorrebbe un angelo custode.

Ma non è un’idea assurda.

Perché non si coinvolgono ex sottoufficiali in pensioni della polizia, dei carabinieri ma anche dell’esercito per organizzare una catena di solidarietà di vigilanza?

Una presenza fisica e un rinforzo morale e psicologico che funga da deterrente prima che si arrivi, tardi, al peggio.

Non sarebbero ronde di quartiere come potrebbe sembrare nella più negativa accezione del termine ma una sorta di controllo e sostegno sociale in pianta stabile, che preveda per le stesse vittime di persecuzioni un controllo psicologico obbligatorio, per non ricadere nella trappola della costrizione mentale.

E’ un’idea, una linea di pensiero, sicuramente da sviluppare nelle sedi e dalle competenze preposte ma da considerare.

Una rete di sostegno da costruire proprio per rinforzare le nuove norme e perché no, a supporto dello stesso progetto della rete telefonica antiviolenza, dove in contatto con i casi denunciati, e soprattutto in timing, la rete agisca come se fosse un’ambulanza, ossia, chiamata per soccorrere gli incidenti dove le vittime sono solo ferite e non ancora a rischio di vita.

Tiziana Rocca

 

Leave A Reply

Your email address will not be published.