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Curare il mal di schiena, arriva un elastico “ricambio” per dischi usurati

Contro il mal di schiena un elastico per sostituire i dischi vertebrali usurati. È la nuova tecnica introdotta alla clinica Pineta Grande di Castel Volturno
Contro il mal di schiena un elastico per sostituire i dischi vertebrali usurati. È la nuova tecnica introdotta alla clinica Pineta Grande di Castel Volturno

Contro il mal di schiena un elastico per sostituire i dischi vertebrali usurati.

È la nuova tecnica introdotta alla clinica Pineta Grande di Castel Volturno, struttura accreditata con il Servizio sanitario regionale.

L’intervento prevede l‘inserimento, mini-invasivo, di dispositivi elastici in grado di rendere stabili i dischi degenerati.

Il mal di schiena colpisce, in generale, 15 milioni di italiani dai 45 anni in su.

I principali nemici sono la vita sedentaria e l’obesità.

La causa più diffusa – dall’85 al 90% – va cercata nei fattori meccanici come le discopatie, le stenosi, le ernie del disco e le fratture.

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Fino a qualche anno fa questo tipo di problemi venivano trattati con una tecnica chirurgica chiamata “fusione intersomatica” che consiste nel bloccaggio, attraverso un sistema di viti, placche e innesti, di due corpi vertebrali.

È di sicura efficacia nel breve periodo, ma a lungo termine la fissità di due o più elementi può determinare una degenerazione delle vertebre vicine, causando dolore e a volte la necessità di un nuovo intervento.

Oggi la tecnica più diffusa è la stabilizzazione dinamica.

L’operazione consiste nell’inserimento, attraverso un approccio mininvasivo, di dispositivi elastici in materiale sintetico ad altissima tecnologia in grado di rendere stabili i dischi lombari che si sono degenerati.

«La chirurgia vertebrale ha raggiunto finalmente lo scopo di non essere più soltanto demolitiva», dice Alfredo Bucciero, primario dell’Unità operativa complessa di Neurochirurgia del presidio ospedaliero Pineta Grande di Castelvorturno.

«Oggi si preferisce ricorrere anche ad alternative meno invasive e più dinamiche, soprattutto nei casi meno gravi, che si integrano nella biomeccanica della colonna vertebrale cercando di conservarne le capacità elastiche», conclude.

Articolo scritto da Redazione