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Estate: pungiglioni in agguato, le regole per difendersi

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Abitano in luoghi asciutti e soleggiati, nelle grondaie, sotto i tetti, fra le pieghe dei muri, negli anfratti di alberi e arbusti. Amano i sapori dolci, i profumi forti, oggetti e abiti sgargianti. Lavorano per “madre natura” impollinando le piante, ma quando incrociano l’uomo il loro pungiglione velenoso può causare nelle persone allergiche sintomi molto più seri dei classici ponfi con arrossamento bruciore e dolore.

A volte shock anafilattici mortali.

Secondo dati diffusi dagli esperti della Fondazione Maugeri di Pavia, al 56% degli italiani capita almeno una volta nella vita di essere punto da un imenottero: un’ape, una vespa, un calabrone o un giallone.

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Meno del 5% di chi alla prima puntura mostra una reazione locale estesa, svilupperà una reazione generalizzata a una puntura successiva, ma il 50-65% di chi sperimenta questa reazione rischia in futuro un’esperienza analoga o ancora più grave. Fino ad arrivare ai casi morte, immancabili nelle cronache estive.

Stando alle ultime stime dell’allergologo del Policlinico Gemelli di Roma Domenico Schiavino, raccolte in occasione di uno degli ultimi episodi di puntura killer, degli oltre 5 milioni di italiani che ogni anno vengono colpiti da un pungiglione, solo l’1% è allergico al veleno iniettato e soltanto una stretta minoranza rischia la morte. I dati ufficiali parlano di 7-10 decessi all’anno, anche se l’impressione degli specialisti è che il bilancio reale sia superiore.

Come difendersi?

Se normalmente in caso di puntura possono bastare impacchi di ghiaccio, creme al cortisone e antistaminici per bocca, almeno gli allergici dovrebbero adottare delle norme di prevenzione quando trascorrono del tempo all’aria aperta.

Gli esperti dell’Ambulatorio per allergia al veleno da imenotteri dell’Irccs Fondazione Maugeri raccomandano di «preferire abiti chiari, evitare gli odori forti, non camminare scalzi nell’erba».

Non solo: «In auto viaggiare con i finestrini chiusi, e in moto coprirsi bene e utilizzare i guanti e il casco integrale».

Inoltre, «i soggetti con una diagnosi accertata di allergia al veleno di imenotteri devono sempre portare con sé adrenalina per auto-somministrazione, da impiegare in caso di comparsa di sintomi gravi. L’adrenalina è l’unico potente antiallergico “salvavita”» e «quanto prima viene somministrato, tanto maggiore è la sua efficacia».

In ogni caso, «un soggetto che dopo una puntura di imenottero manifesta una reazione mai avuta in precedenza deve recarsi subito al pronto soccorso più vicino, soprattutto in presenza di sintomi gravi e generalizzati come orticaria, edema al volto, difficoltà a respirare, senso di mancamento e dolori in zona epigastrica. Anche in caso di reazione locale molto estesa, è comunque utile una valutazione specialistica».

Ma non esistono solo “vespe & Co”.

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«Altri insetti ai quali prestare attenzione per il loro potenziale allergico sono i ditteri, di cui fanno parte i tafani responsabili di punture molto dolorose».

E perfino «le zanzare a volte possono essere causa di reazioni quali nausea, vomito, dispnea, edema, fino all’anafilassi. È quindi importante saper indirizzare il paziente verso una diagnosi corretta», avvertono gli specialisti.

«Nell’Ambulatorio per allergia a veleno da imenotteri effettuiamo tutti i test cutanei e di laboratorio prescritti dalle linee guida internazionali per accertare un’eventuale allergia a imenotteri – riferisce Carlo Biale, responsabile della struttura – Nei soggetti con diagnosi confermata il ‘vaccinò (immunoterapia specifica) è l’unico trattamento in grado di garantire una protezione completa: è protettivo nel 95-98% dei pazienti trattati e consiste nell’iniezione sottocutanea di veleno in dosi gradualmente crescenti, per stimolare i meccanismi protettivi dell’organismo contro gli effetti di ulteriori punture.

Una volta raggiunta la dose di mantenimento, la terapia deve essere continuata con iniezioni a intervalli crescenti (da 4 a 6 settimane) per almeno 5 anni».

«In anni recenti si sono fatti rilevanti progressi mediante la diagnostica con allergeni molecolari – sottolinea Antonio Meriggi, direttore della Sezione di allergologia e immunologia clinica dell’Istituto Maugeri – In Fondazione l’Allergologia dispone di un Laboratorio di immunologia clinica diretto da Patrizia Pignatti, che esegue una diagnosi precisa dell’insetto responsabile della reazione, permettendo di impostare una corretta terapia. Questo è necessario poiché spesso il paziente non è in grado di riconoscere l’insetto che lo ha punto e i comuni test possono non essere in grado di risalirvi».

«La tempestività dell’intervento resta però fondamentale», conclude lo specialista. «Per questo sul nostro territorio stiamo prendendo accordi con i responsabili dei vari pronto soccorso della provincia di Pavia, così da ridurre al minimo i tempi tra la reazione acuta e la fase diagnostica-terapeutica presso la nostra Sezione, visti i gravi pericoli per la vita di questi pazienti».

Articolo scritto da Redazione