Sesso, solo l’astinenza è davvero “green”

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C’è chi lo vuole fare strano e chi lo vuole fare ‘ecò. In una  società sempre più attenta all’ambiente anche il sesso deve fare la sua parte. A partire dalla contraccezione. «L’astinenza è il metodo contraccettivo più green che esiste se non fosse che poi ci estinguiamo o creiamo squilibri alla nostra salute mentale».

Emilio Arisi, ginecologo e presidente della Smic, Società medica italiana per la contraccezione, parte con un paradosso per fare il punto sui metodi anticoncezionali più eco-friendly.

«Dobbiamo sempre tenere presente l’equilibrio tra il rispetto dell’ambiente e i costi o i benefici che certi comportamenti possono o avere per noi. Ma dovendo stilare una classifica bisogna chiarire innanzitutto che quando parliamo di ‘green contraception’ parliamo di sistemi non invasivi per il corpo e per l’ambiente.

Dunque è evidente che tra quelli più ‘green’ ci siano quelli naturali come il coito interrotto, l’antico metodo di Ogino-Knaus che si basava sul conto dei giorni di fertilità della donna, poi perfezionato con la misurazione della temperatura basale che – ricorda il ginecologo – nella prima parte del ciclo è sui 36,5° mentre dopo l’ovulazione si alza arrivando ai 37° per poi scendere nuovamente subito prima delle mestruazioni».

Oggi poi «ci sono metodi simili, sempre naturali – ricorda Arisi – che sfruttano piccoli computer come Persona che riconosce la concentrazione di ormoni nell’urina o altri che ne misurano la concentrazione dalla saliva».

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Ma, avverte il ginecologo, «bisogna mettere in evidenza che quando si parla di contraccezione green bisogna sempre controbilanciare con quelli che sono poi i rischi di gravidanza. L’indice di rischio del coito interrotto è almeno del 10-15%, mentre, per esempio Persona, come denuncia lo stesso foglietto illustrativo, ha un margine di rischio è del 5%. Sono elementi da tenere ben presenti, considerando poi che il 50% delle gravidanze indesiderate si trasformano in aborti volontari e addirittura l’80% nel caso delle minorenni».

Arrivando quindi ai metodi un pò più ‘sicurì dal punto di vista del rischio di gravidanza troviamo la spirale.

«Direi che possiamo definirla abbastanza ‘green’ – afferma Arisi – sia che si tratti di quella in rame che non rilascia nulla nel corpo e che ha il 2% di possibilità di fallimento, sia che se ne applichi una con progestinico la cui concentrazione è di 52 mg per cinque anni (a fronte della pillola che ne rilascia 100 mg al giorno) e dà una possibilità di fallimento del 2 per mille».

Meno ‘verdì i profilattici anche se ora in giro ci sono i profilattici  vegani (senza caseina) o in lattice di gomma naturale.

 

«Come per il discorso delle gravidanze – avverte il medico – anche in questo caso c’è bisogno di pensare al bilanciamento tra rischio e beneficio per noi e per l’ambiente. Sappiamo che i condom sia maschili sia femminili sono l’unico strumento per difenderci dalle malattie a trasmissione sessuale. Quindi pensiamo bene a che rischi andiamo incontro prima di decidere di non usarli».

Ultima in classifica, in fatto di ‘green contraception’ è la pillola.

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«Anche quelle di ultima generazione con dosaggi ormonali molto bassi – ricorda Arisi – hanno un impatto sull’ambiente perché è vero che comunque gli ormoni immessi vengono poi espulsi dalle urine. Ma anche qui ci sarebbe da fare una riflessione: una donna gravida espelle più ormoni nelle urine in 9 mesi di quanto una donna che prende la pillola possa espellerne in tutto un ciclo fertile. Solo che la gravidanza è una cosa bella, poetica e non può che essere considerata ‘green’».

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