Baby Squillo Parioli, dagli interrogatori emerge realtà sconcertante

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BABY SQUILLO PARIOLI ROMA
BABY SQUILLO PARIOLI ROMA

«Ero alla ricerca di facili guadagni… attraverso Google ho trovato un annuncio che andava bene per quello che cercavo. Ho risposto all’annuncio e tramite chat ho avuto prima un contatto con Nunzio Pizzacalla, caporal maggiore dell’Esercito, e poi con Mirko Ieni. Credo che quest’ultimo sapesse che ero minorenne e probabilmente ha sfruttato questa circostanza per attirare più clienti».

A parlare è una delle due ragazze minorenni che si prostituivano ai Parioli e la cui storia è venuta alla luce nell’estate scorsa.

Oggi davanti al gip Maddalena Cipriani si è svolto l’incidente probatorio su richiesta della Procura della Repubblica, per dare valore definitivo di prova a quanto da lei detto nella fase delle indagini e già messo a verbale.

Mercoledì prossimo l’incidente proseguirà con l’audizione dell’altra ragazza.

Durante l’attività svolta oggi la ragazza ha risposto a numerose domande confermando tutto quanto già detto.

Ha parlato così dei guadagni che erano «quotidianamente tra le 500-600 euro».

Una parte di questa somma lei la dava a Mirko Ieni pagando così l’affitto della stanza dove si prostituiva. Ha parlato anche dei suoi contatti con Pizzacalla, negando tuttavia che nel giro ci fossero altre minorenni che si prostituivano.

All’udienza di oggi la pubblica accusa è stata rappresentata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal pm Cristiana Macchiusi ed erano presenti anche alcune delle persone che ora sono imputate per sfruttamento nella prostituzione minorile e per essere stati clienti delle minorenni.

 

fonte adnkronos

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