Maniaco di Firenze. La doppia vita dell’omicida: timido di giorno, sadico di notte

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Maniaco di Firenze: la doppia vita dell'omicida, timido di giorno, sadico di notte
Maniaco di Firenze: la doppia vita dell'omicida, timido di giorno, sadico di notte
Maniaco di Firenze: la doppia vita dell’omicida, timido di giorno, sadico di notte

Timido di giorno, sadico di notte: è la doppia vita di Riccardo Viti, l’idraulico fiorentino di 55 anni che ieri è stato fermato, dopo un’ampia confessione, per la morte di Andrea Cristina Zamfir, la 26enne prostituta romena, il cui cadavere è stato ritrovato lunedì scorso, intorno alle 10, sotto un cavalcavia alle porte di Firenze, nella zona del cimitero di Ugnano.

I vicini di casa di via Locchi, nella zona dell’ospedale di Careggi, raccontano che Riccardo Viti sembrava una persona tranquilla, dalla vita normale e dal carattere timido, se non addirittura particolarmente introverso.

Così anche gli anziano genitori dell’uomo, come hanno riferito agli investigatori, non hanno mai avuto sospetti sulla doppia vita del figlio. Quello che in città ormai chiamavano “il mostro”, in realtà era «un uomo dall’apparente vita comune, l’uomo della porta accanto», come hanno riferito gli investigatori dopo avere ascoltato anche la sua confessione.

viti maniaco firenze 1

 

Un insospettabile, che però la notte si trasformava tanto da desiderare sopra ogni cosa una sessualità perversa in cui il godimento nasceva dal veder soffrire le sue vittime. Un insospettabile che, come hanno ricostruito gli investigatori, almeno una volta alla settimana amava «torturare le donne».

Sembra che Riccardo Viti, durante l’interrogatorio di ieri, durato quasi nove ore abbia raccontato di andare a prostitute «di solito una o due volte alla settimana» e le sue uscite serali iniziavano in genere dopo le 22-22;30 quando la moglie, una ucraina con un figlio di 19 anni avuto da un precedente matrimonio, andava a dormire.

Viti saliva sul suo furgone Fiat Doblò di colore grigio, che utilizzava per il suo lavoro di idraulico e si dirigeva da Careggi al parco delle Cascine, zona nota per la prostituzione.

Il copione era sempre lo stesso: Viti si accordava con la sua vittima per un prezzo che ultimamente si aggirava tra i 30-40 euro, poi la faceva salire a bordo del suo furgone e mentre lui guidava le chiedeva si spogliarsi. Arrivato in zone di campagna, portava la prostituta in genere luoghi in cui c’erano delle sbarre e qui le legava le mani con il nastro adesivo quasi in modo da ricordare una “crocifissione”.

A quel punto iniziava il gioco erotico «particolare» sempre secondo la definizione di Viti, che si trasformava in uno stupro. «Se tutto andava bene poi le slegavo e le riportavo indietro, dove le avevo prese, se cominciavano invece ad urlare o rifiutavano quello che gli dicevo di fare io scappavo via portando con me i vestiti e le borse che poi buttavo per la strada», avrebbe confessato Riccardo Viti.

Il giorno dopo il fermo dell’omicida della giovane Zamfir e la sua confessione di aver commesso diverse violenze sessuali su prostitute, emergono numerosi particolari su quello che sembra una sorta di “dottor Jeckyll e Mister Hyde”.

Non era solo timido, Riccardo Viti, nel racconto dei suoi vicini e di chi lo ha conosciuto per lavoro, ma era anche un uomo che appariva al di sopra di ogni sospetto, con la moglie ucraina con cui usciva a fare la spesa quasi regolarmente e con quel suo modo affabile di trattare anche i suoi anziani genitori che spesso portava a fare passeggiata nel quartiere.

Fino alla scorsa settimana Riccardo Viti era anche un esemplare arbitro di karate, che si poteva fregiare di cintura nera. Chi lo ha visto in azione come giudice di gara lo descrive come una persona precisa, metodica, dal comportamento inappuntabile.

fonte AdnKronos

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