Non solo Kuluveski, ecco i Millennials (anche del Lazio) del calcio di domani

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Il calcio prova a rinnovarsi. Se oggi è l’era di Messi e Cristiano Ronaldo, il domani ha tutt’altro nome.

Li chiamano millennials ma in alcuni casi sono già dei veterani, dei capitani, dei pilastri. Acerbi, poco esperti, talenti grezzi in alcuni casi. In altri, invece, crack del presente, astri del futuro, certezze. E il calcio mondiale ha già iniziato a dare i nuovi nomi. Se gli ultimi dieci anni resteranno negli annali come quelli della contrapposizione, fantastica, tra Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, il domani porta il nome di Joao Felix, classe 1999 cresciuto nel Benfica e passato la scorsa estate alla corte dell’Atletico Madrid per 120 milioni di euro, e di un certo Kylian Mbappè, nato nel 1998 e già pilastro della nazionale francese campione del Mondo e del Paris Saint Germain.

E in Italia qual è la situazione? Anche il calcio tricolore ha iniziato a rinnovarsi. Nella classifica dei Millennials più utilizzati, elaborata dal sito di scommesse sportive bwin,  troviamo ben tre squadre nelle prime dieci posizioni. Addirittura, le prime due posizioni portano il nome di Parma e Brescia, che grazie a Dejan Kulusevski e Sandro Tonali, con una percentuale di minuti giocati superiore al 90%, hanno fatto della gioventù il loro marchio di fabbrica. Più in basso, precisamente in nona piazza, c’è l’Hellas Verona con Marash Kumbulla, altro classe 2000.

Ma proviamo ad entrare per un attimo nello specifico di questo trend e proviamo a chiederci nella nostra regione com’è la situazione. Studiando le rose di Roma e Lazio risulta evidente una nuova attenzione ai prodotti del vivaio. Per quanto riguarda i biancocelesti il nome da segnare in rosso è quello di Nicolò Armani, nato il 7 marzo 2001 a Marino, nei Castelli Romani. I primi calci al Santa Maria delle Mole e poi l’approdo alla sua squadra del cuore, dove fa tutta la trafila con la fascia da capitano al braccio. Simone Inzaghi, che conosce alla perfezione le giovanili della Lazio, se l’è portato prima in Europa League (con Zulte Waregen e Apollon Limassol) prima di farlo esordire al termine della passata stagione in Serie A, nella passerella post Coppa Italia contro il Bologna.

L’altra sponda della Capitale, aldilà di Niccolò Zaniolo, classe 1999 ma nato a Massa, ha soprattutto un nome, quello di Alessio Riccardi. La scorsa estate, il suo possibile approdo alla Juventus nell’affare Rugani ha suscitato una vera e propria ribellione popolare da parte dei tifosi romanisti, che vedono in lui la classe e il talento addirittura di Francesco Totti. Alberto De Rossi, allenatore della primavera della Roma, lo utilizza come ala destra del suo 4-3-3 e finora i numeri parlano di 10 reti e 3 assist in 19 partite.

Il futuro è loro, insomma, almeno per quanto riguarda l’Italia. Dove a giovani, anche stranieri, non siamo messi per niente male. Oltre a Kulusevski, già acquistato dalla Juventus per 40 milioni ma parcheggiato a Parma fino a giugno, sempre in bianconero ci sono de Ligt e Demiral. Poi Donnarumma al Milan, Esposito all’Inter, Castrovilli alla Fiorentina.

Forse qualcosa sta cambiando, insomma, nella mentalità delle squadre. Investire sui giovani ripaga. Non solo in sede di mercato, ma soprattutto sul campo.

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