Violenza contro le donne: Criminologa, sforzo istituzioni per riconoscere prima le possibili vittime

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Cinzia Mammoliti, criminologa, esperta di violenza di genere

Individuare prima le possibili vittime di femminicidio, riconoscendo per tempo i campanelli d’allarme e i segni della violenza psicologica e affettiva che nella maggior parte dei casi precede l’atto estremo.

Una sfida difficile, ma necessaria, che parte dalla formazione degli operatori sanitari, quelli dei servizi sociali e le stesse forze di polizia.

È la proposta di Cinzia Mammoliti, criminologa, esperta di violenza di genere, a commento dell’omicidio di una donna a Terni, uccisa a martellate dal marito dal quale si stava separando.

Cinzia Mammoliti, criminologa, esperta di violenza di genere 3

 

Nella maggior parte dei casi, «l’omicidio è l’atto estremo di disperazione. Un momento che coincide spesso con la separazione e con il timore di perdere l’oggetto del proprio amore malato. Dietro queste relazioni c’è sempre una storia di abuso psicologico. Ci sono campanelli d’allarme. Il femminicidio è la punta dell’iceberg: dietro c’è un retroterra che pochi conoscono», spiega Mammoliti, convinta anche che in questi casi non manchi il rischio di emulazione

Le donne vittime degli abusi psicologici protratti «vivono una situazione di violenza continua, non necessariamente fisica – dice l’esperta autrice del libro ‘Il manipolatore affettivo e le sue maschere (Sonda editore), in cui traccia l’identikit di 10 tipologie di “abusanti” e fornisce le indicazioni per riconoscerli – Vivono un’esperienza di molestie morali, denigrazioni, umiliazioni, o vengono semplicemente ignorate. Una modalità tipica, quest’ultima: si ignorano le esigenze dell’altro per annichilirlo. Poi, quando una donna molla e se ne vuole andare viene, l’idea di distruggere l’oggetto che si vuole sottrarre è quasi automatica ».

Cinzia Mammoliti, criminologa, esperta di violenza di genere 1

 

Per l’esperta «è necessario fare qualcosa per fornire indicatori seri, ed è il lavoro che stiamo cercando di fare con altri operatori del settore in tutta Italia. Questo per dare una maggiore possibilità non solo alle vittime, ma anche per fornire a chi le deve tutelare gli strumenti per aiutarle. Le donne, infatti, sono spesso anche vittime un mancato ascolto da parte delle strutture che dovrebbero difenderle: forze dell’ordine, operatori sanitari, assistenti sociali.

Si conosce poco il fenomeno, perchè trattato poco. Viene gestito in un modo superficiale. “Addestrando” operatori a riconoscere le vittime di violenza, forse assisteremo a meno fenomeni di questo tipo e riusciremo a fare una reale prevenzione».

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