Legge sull’equiparazione dei figli. Mai più differenze tra figli naturali e figli legittimi

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Alcuni giorni fa è stato approvato il decreto legislativo emanato lo scorso luglio in materia di filiazione.
Tale legge equipara i figli naturali, nati fuori dal matrimonio, a quelli legittimi.
Il Diritto di Famiglia, già nel 1975, aveva equiparato la condizione di figlio naturale a quella del figlio legittimo, ma solo rispetto al genitore. Con questo passo, tutta la parentela inizia ad essere riconosciuta tanto per i figli nati “dentro” quanto per quelli nati “fuori” il matrimonio.

Legge sull’equiparazione dei figli. Mai più differenze tra figli naturali e figli legittimi.1

Questo cambiamento produce anche effetti successori permettendo, così, ai figli naturali di poter beneficiare dell’eredità di nonni e zii, contrariamente a quanto accadeva fino a questo momento.

Per la legge, dunque, non esistono più aggettivi da accompagnare alla parola figli.
“Da adesso in poi saranno tutti figli e basta”, ribadisce il Premier Enrico Letta.

Questa novità non rappresenta solo un cambio di terminologia fine a se stessa.

Essa consente di legittimare un senso di identità personale in maniera più profonda e incisiva. Poter beneficiare, infatti, di diritti fondamentali fa sì che ognuno possa sentirsene degno. Ogni figlio può percepire di meritare quel diritto per il semplice fatto che esiste. Non c’è bisogno, quindi, di nessun altro fattore esterno che possa attribuire valore al suo essere “figlio”.
I figli adottivi e quelli naturali hanno potuto sentirsi figli di “Serie B” o comunque non totalmente garantiti dalla legge. Questo ha contribuito a creare un senso di insicurezza personale oltre che una fragilità di fondo che mina l’autostima alla base.
Sembra che, con questa nuova legge, si sia affacciato un modo nuovo di intendere il legami, basati maggiormente sugli aspetti emotivi. Sembra farsi spazio una qualità di rapporti umani che non necessita più di una categorizzazione basata su criteri esterni.
Emerge, quindi, una volontà di attribuire importanza alle relazioni in base a ciò che realmente conta. E allora l’affetto, il valore della vicinanza e il rispetto della dignità della vita sembrano acquisire un posto prioritario che anche la legge, oggi, è disposta a riconoscere. I rapporti familiari sembrano potersi costruire, da ora in poi, in un modo più libero, che tenga conto innanzitutto degli affetti.
Su tale scia sembra essersi inserito un altro cambio di terminologia attribuita, questa volta, ai genitori. Quella, cioè, di “responsabilità genitoriale” che prende il posto della “potestà genitoriale”.

Questa nuova definizione, abbandona un concetto più legato al potere a favore di uno più connesso al senso del dovere che ogni genitore ha naturalmente nei confronti dei propri figli (in termini di educazione, istruzione, etc) sottolineando il carattere di reciprocità e pariteticità tra i due genitori.
La legge di equiparazione esprime la capacità di uno Stato di comprendere i cambiamenti che la società attuale vive e rappresenta una tappa importante verso un vivere più democratico.

Dott.ssa Antonella D’Oriano
Psicologa, psicoterapeuta

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