Tumori: IFO Roma, al via progetto per prevenzione e cura donne immigrate

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Una rete territoriale per facilitare l’accesso delle donne immigrate alla prevenzione e alla cura dei tumori femminili. È il progetto Foreign Women Cancer Care che vede capofila gli Istituti fisioterapici ospitalieri (Ifo) di Roma

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Una rete territoriale per facilitare l’accesso delle donne immigrate alla prevenzione e alla cura dei tumori femminili.

 

È il progetto Foreign Women Cancer Care che vede capofila gli Istituti fisioterapici ospitalieri (Ifo) di Roma, in collaborazione con l’Associazione italiana malati di cancro (Aimac), il San Giovanni Calibita Fatebenefratelli di Roma e la Caritas e con la collaborazione e il patrocinio del Centro per la Pastorale della Salute del Vicariato di Roma.

 

Il mancato ricorso ai programmi di prevenzione e screening e la disparità esistente tra donne italiane e quelle immigrate a causa della mancanza di informazione e di barriere socio-culturali sono i punti cardine da cui parte il progetto pilota.

 

In Italia meno del 50% delle donne immigrate nella fascia raccomandata (25-64 anni) si sottopone a Pap test per la diagnosi precoce del carcinoma della cervice uterina, contro il 72% delle donne italiane.

 

La mammografia viene eseguita dal 43% delle donne straniere contro il 73% delle italiane, nei programmi di screening.

 

I dati epidemiologici mostrano che il tasso di incidenza del cancro è strettamente correlato alla fruibilità dei programmi di prevenzione e screening che consentono una diminuzione fino all’80%. Nella popolazione di immigrati a Roma, gli immigrati spesso arrivano alle strutture sanitarie quando il cancro è già in uno stadio molto avanzato.

 

Il progetto è finanziato dal ministero dell’Interno, ha durata annuale e si concluderà nel 2014. Nel progetto si intende garantire un adeguato accesso e una cura oncologica di qualità ai cittadini immigrati presenti sul territorio del Comune di Roma, attraverso la riduzione delle barriere socio-culturali ed economiche, la risposta ai bisogni psico-sociali, il potenziamento della consapevolezza delle disparità razziali ed etniche, la formazione degli operatori alla competenza culturale, l’incremento della partecipazione di queste popolazioni ai programmi di prevenzione e l’inserimento in trial clinici.

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